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Angeli mistici e santi

 

 

 

Nella vita dei mistici e dei santi gli “incontri angelici” sono frequenti.

Ecco alcuni esempi significativi:

 

 

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BEATA ANGELA DA FOLIGNO (1248-1309)

Affermò di essere stata inondata di gioia immensa alla vista degli Angeli: “Se non l'avessi sentita, non avrei creduto che la vista degli Angeli fosse capace di dare una tale gioia”. Angela, sposa e madre, si era convertita nel 1285; dopo una vita dissoluta, aveva iniziato un cammino mistico che l'aveva portata a divenire perfetta sposa di Cristo che le era apparso più volte insieme agli Angeli.

 

 

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SANTA FRANCESCA ROMANA (1384-1440)

La santa più conosciuta e amata dai romani. Bella e intelligente, avrebbe voluto essere sposa di Cristo, ma per obbedire al padre acconsentì al matrimonio con un patrizio romano e fu madre e sposa esemplare. Rimasta vedova si dedicò completamente alla vocazione religiosa. È fondatrice delle Oblate di Maria. Tutta la vita di questa santa è accompagnata da figure angeliche, in particolare sentiva e vedeva accanto a sé sempre un 'Angelo. Il primo intervento dell'Angelo è del 1399 salvando Francesca e sua cognata che erano cadute nel Tevere. L'Angelo si presentava come un bambino di 10 anni con i capelli lunghi, gli occhi splendenti, vestito di una tunica bianca; fu soprattutto vicino a Francesca nelle numerose e violente lotte che ella dovette sostenere con il diavolo. Questo Angelo fanciullo rimase accanto alla santa per 24 anni, poi fu sostituito da un altro molto più risplendente del primo, di gerarchia superiore, che restò con lei fino alla morte. Francesca fu amatissima dal popolo di Roma per la straordinaria carità e le guarigioni che otteneva.

 

 

 

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SAN FRANCESCO D'ASSISI (1182-1226)

La devozione di San Francesco per gli Angeli è descritta da san Bonaventura in questi termini: “Con inseparabile vincolo d 'amore era unito agli Angeli, a questi spiriti che ardono d'un fuoco meraviglioso e, con esso, penetrano in Dio e infiammano le anime degli eletti. Per devozione verso di loro, a cominciare dalla festa dell'Assunzione della Vergine santissima, digiunava per quaranta giorni, dedicandosi continuamente alla preghiera. Era particolarmente devoto a san Michele arcangelo”.

 

 

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PADRE PIO DA PIETRELCINA (1887-1968)

Devotissimo all'Angelo. Nelle battaglie numerose e durissime che dovette sostenere con il maligno, un personaggio luminoso, certo un Angelo, gli fu sempre vicino per aiutarlo e dargli forza. “Che l'Angelo ti accompagni” diceva a chi gli chiedeva la benedizione. Una volta disse: “Pare impossibile quanto siano obbedienti gli Angeli!”.

 

 

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SAN TOMMASO D 'AQUINO (1225-1274)

Durante le sua vita ebbe numerose visioni e comunicazioni con gli Angeli, oltre a dedicare loro particolare attenzione nella sua Summa teologica (S Th. I, q.50-64). Ne parlò con così tanta acutezza e penetrazione e seppe esprimersi nella sua opera in maniera così convincente e suggestiva, che già i suoi contemporanei lo definirono “Doctor Angelicus”, Dottore Angelico. Esseri di natura puramente immateriale e spirituale, di numero incalcolabile, diversi per saggezza e perfezione, suddivisi in gerarchie, gli Angeli, per lui, sono esistiti da sempre; ma furono creati da Dio, forse prima del mondo materiale e dell'uomo. Ogni uomo, sia esso cristiano o non cristiano, ha un Angelo custode che non lo abbandona mai, neppure se è un grandissimo peccatore. Gli Angeli custodi non impediscono che l'uomo faccia uso della sua libertà anche per compiere il male, tuttavia operano su di lui illuminandolo e ispirandogli buoni sentimenti.

 

 

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SANTA CHIARA DA MONTEFALCO (1268-1308)

Detta Suor Chiara della Croce per la sua grande devozione al Crocefisso. Tutta la vita di Chiara è pervasa da fenomeni straordinari, soprattutto visioni, apparizioni, lotte vittoriose contro il demonio. Gli Angeli apparvero a Chiara più volte, durante le visioni della Natività, della Crocefissione e della Resurezione di Gesù.

 

 

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AGNESE DA MONTEPULCIANO (1268-1317)

Un'altra mistica del medioevo, ricevette ben dieci volte la comunione dalle mani di un angelo e fu più volte consolata dalla visione degli angeli. Da un angelo ricevette anche l'ordine di edificare un monastero.

 

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SANTA GEMMA GALGANI (1878-1903)

Nasce il 12 marzo 1875 a Borgonuovo di Camigliano (Lucca). Apparenze più che normali, banali, dietro le quali si nasconde una santa veramente straordinaria: una mistica in continuo, affettuoso colloquio con Gesù. Un'anima candida che fin da bambina annota sui quadernucci di scuola i pensieri e le preghiere di ogni giorno, con il proposito di una vita sempre più immacolata. Parla con il suo Angelo custode e gli da incarichi delicati, come quello di recapitare a Roma la corrispondenza con il suo direttore spirituale. Ella scriveva : " E' qui accanto a me che aspetta". E le lettere, misteriosamente giungevano a destinazione senza passare attraverso le poste. Dopo la morte dei genitori rimane sola, quasi abbandonata alla miseria. Malata si riduce in fin di vita ma viene sanata miracolosamente. La chiamano " la ragazzina della grazia". La presenza dell'angelo nella vita di Gemma è pressochè continua. Viveva abitualmente in compagnia dello spirito celeste che la circondava di attenzioni giungendo, a volte a manifestarsi visibilmente.

 

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PADRE LAMY ( 1853-1931)

L'Abate Edoardo Lamy è nato nel 1853 in Francia. Era molto conosciuto perchè ebbe il privileggio di avere molte visioni della Madonna e una speciale protezione. La cosa più rimarchevole in Padre Lamy fu la confidenza che egli aveva con gli angeli e soprattutto la familiarità con cui viveva con essi.  Gli intimi l'hanno visto parlare a degli esseri invisibili e, qualche volta, hanno anche inteso la voce degli spiriti celesti che gli rispondevano. La sua devozione per gli angeli e gli arcangeli lo portava a propagandare la loro devozione. Egli aveva l'abitudine di dire : " Gli Angeli sono molto sensibili quando noi li preghiamo, vi è una grande utilità a pregare gli angeli, la loro misericordia  verso di noi è grande e sovente non sappiamo approfittarne." Lasciò scritto " voi  non potete immaginare la potenza di un Arcangelo".


 

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PAPA GIOVANNI XXIII

La fede di Giovanni XXIII nella presenza affettuosa e fattiva del suo angelo custode era tale che, come per Pio XI, l’invisibile diveniva in certo modo visibile agli occhi della sua fede.
Perciò il Papa parlò spesse volte degli angeli ai suoi visitatori, specialmente ai genitori perché inculchino ai figli la convinzione che non sono mai soli, giacché hanno un angelo vicino a loro e insegnino loro a conversare molto confidenzialmente con lui. "L’angelo custode è il buon consigliere, colui che sempre intercede a nostro favore, aiuta nelle necessità, libera da pericoli e da disgrazie. Pertanto l’augurio del Papa è che i fedeli sentano la grandezza di questa assistenza".
Giovanni XXIII era talmente persuaso della presenza degli angeli accanto a ogni uomo che, contemplando la folla dei pellegrini e dei turisti convenuti la domenica in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus e per la benedizione del Papa, pensava alle moltitudini altrettanto numerose degli angeli custodi invisibilmente presenti nella stessa piazza. Mons. Capovilla ricorda questo pensiero scritto dal futuro Papa quando era seminarista diciottenne nel suo diario: "Un angelo del cielo mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa con il suo Dio. Che delizia al solo pensarci! Io dunque sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre dormo…".
Il futuro Papa Giovanni XXIII, quando era Nunzio in Francia, in una lettera indirizzata a sua nipote suor Angela Roncalli, confidò le sue relazioni con gli angeli. "Che consolazione sentircelo ben vicino questo celeste guardiano, questa guida dei nostri passi, questo testimone anche delle più intime azioni. Io recito l’Angele Dei almeno cinque volte al giorno e sovente converso spiritualmente con lui, sempre però con calma e in pace. Quando debbo visitare qualche personaggio importante per trattare gli affari della Santa Sede lo impegno a mettersi d’accordo con l’angelo custode di questa persona altolocata perché influisca sulle sue disposizioni. E’ una piccola devozione che mi insegnò più di una volta il Santo Padre Pio XI".
Questa intimità di Giovanni XXIII con il mondo invisibile si rivelava nelle espressioni che spesso nel corso della giornata ritornavano sulle sue labbra mentre si intratteneva con i visitatori: "Il mio buon angelo mi ha suggerito… il mio buon angelo stamattina mi ha risvegliato".
C’è nella vita di Giovanni XXIII un fatto poco noto. In una confidenza fatta a un vescovo canadese, il Papa attribuì l’idea della convocazione del Concilio ecumenico a una ispirazione del suo angelo custode. Parecchie volte Giovanni XXIII dichiarò pubblicamente che l’idea del Concilio gli era venuta durante la preghiera; nel colloquio col prelato canadese il Papa precisava che Dio gli aveva dato questa ispirazione tramite il suo angelo.

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 06 Agosto 2012 09:36 )